Imprese senza frontiere

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A Bologna il primo incontro sulle opportunità di business negli Stati Uniti per le imprese italiane

Si è tenuta lo scorso 7 novembre, presso la sede di Confindustria Emilia Area Centro a Bologna, la prima tappa di un ciclo di incontri dedicati alle prospettive di internazionalizzazione delle imprese italiane. L’evento, dedicato alle possibilità di business negli Stati Uniti,  ha visto la partecipazione di esperti istituzionali, rappresentanti del mondo economico e imprenditori già attivi sul mercato americano, offrendo un quadro articolato e concreto delle opportunità e delle sfide che attendono le aziende italiane oltreoceano.

Strategie e scenari: l’analisi degli esperti

La sessione iniziale ha proposto una riflessione ad ampio raggio, con gli interventi di Marco Moscatti (Presidente Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro e CEO di Tec Eurolab), Enza Lupardi (Responsabile Fisco e Diritto d’Impresa Nazionale e Internazionale di Confindustria Emilia), Daniele Ferretti (Founder e Managing Attorney di Ferretti Firm, avvocato abilitato in Italia e New York) e Gianluca Settepani (Partner Studio Gnudi e Rappresentante onorario della American Chamber of Commerce in Italy per l’Emilia-Romagna).

Moscatti ha evidenziato come l’internazionalizzazione sia oggi una leva imprescindibile per la competitività delle imprese italiane. Pur auspicando il mantenimento delle produzioni sul territorio nazionale, ha sottolineato come le politiche europee – in particolare il piano di decarbonizzazione – stiano penalizzando la redditività industriale, spingendo gli imprenditori a valutare con attenzione anche l’ipotesi di delocalizzazione produttiva.

Lupardi ha portato dati significativi sulla crescente vocazione all’estero delle imprese emiliane, che si rivolgono con frequenza al dipartimento Fisco e Diritto d’Impresa per orientarsi tra le normative statunitensi, spesso complesse e differenziate da Stato a Stato. Un supporto cruciale, soprattutto per le PMI, che possono così contare su una consulenza qualificata esterna.

Ferretti ha posto l’accento sulle differenze culturali e giuridiche tra Europa e Stati Uniti, sottolineando l’importanza di una contrattualistica dettagliata e rigorosa, elemento chiave per prevenire controversie e garantire trasparenza nei rapporti commerciali.

Settepani ha infine ribadito il ruolo strategico dell’American Chamber of Commerce, paragonabile a Confindustria per il contesto statunitense, nel facilitare relazioni istituzionali e commerciali tra i due Paesi.

Focus territoriale: le opportunità nei singoli Stati

La seconda parte dell’incontro ha approfondito le peculiarità di specifiche aree degli Stati Uniti, grazie ai contributi di Luigi Mercuri (North Carolina Economic Development Partnership), Alina Harastasanu (Jobs Ohio) e Patrizia Marani (Dipartimento dello Sviluppo Economico di Pennsylvania e Tennessee).

Tra i settori più promettenti sono emersi l’aeronautico e l’agroalimentare, ma il vero punto di forza risiede negli incentivi offerti dai singoli Stati: supporto logistico, agevolazioni fiscali, assistenza nella ricerca di personale e strutture. Un messaggio chiaro: non esiste “un” mercato americano, ma 50 mercati distinti, ciascuno con normative e dinamiche proprie. Per questo, è fondamentale affidarsi a interlocutori con competenze specifiche sul territorio prescelto. Altro elemento cruciale è la pianificazione, che parte dall’analisi del contesto e prosegue con l’identificazione della miglior strategia di penetrazione del mercato, che spesso parte da un approccio commerciale per poi estendersi eventualmente anche alla parte produttiva. La consapevolezza dell’esistenza di istituzioni operanti nei singoli Stati americani unita alla possibilità di relazionarsi con esperti che parlano la nostra lingua è il valore aggiunto che questo incontro ha portato agli imprenditori che desiderano esplorare nuove possibilità negli USA.

Storie di successo: l’esperienza diretta delle imprese italiane

La sessione conclusiva ha dato voce a imprenditori che hanno già avviato con successo attività negli USA: Marco Raimondi (Raimondi Usa Corp.), Fabio Plazzi (Raimondi Spa), Stefano Placentino (Acetatia Giusti srl) e Salvatore Rovella (BasisGroup).

Tutti hanno concordato su un punto: per avere successo negli Stati Uniti, è necessario “parlare americano”. Se la collaborazione con distributori locali può rappresentare una fase iniziale utile, è l’apertura di uffici commerciali e impianti produttivi a fare la differenza. L’italianità del prodotto resta un valore riconosciuto e apprezzato, anche quando la produzione viene trasferita sul mercato americano.

Fondamentale, infine, il ruolo degli esperti italiani operativi sul campo, capaci di affiancare le imprese nel dialogo con le istituzioni e nella gestione delle pratiche. Gli Stati Uniti sono molto esigenti nel valutare le motivazioni per cui una funzione non possa essere svolta da un cittadino americano: un ulteriore motivo per investire in competenze e relazioni qualificate.

A conclusione una nota che dovrebbe essere data per scontata ma non sempre lo è: la padronanza della lingua inglese è indispensabile sia per le relazioni commerciali sia per l’applicazione per un visto lavorativo. Sembra banale ma è bene ricordarlo, perché il sopracitato “parlare americano” non è solo una questione di adattamento alle richieste del mercato statunitense, ma, ancor prima, una basilare necessità di comunicazione.

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Immagine di Rita Passerini
Rita Passerini

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